PREMIO PERNACCHIA
Sharon Stone,considerata, a torto o a ragione la regina del sesso di Hollywood, si è aggiudicata il contrario dell’Oscar: ossia il premio Pernacchia che ogni anno una giuria di esperti assegna al film più brutto dell’anno. La bella Sharon se lo è aggiudicato con il seguito del film che, nel 1992 le diede il successo: Basic Instint. Dopo quella scena di accavallamento di gambe con sotto niente, nessuno si chiese più se la bionda ragazza che da anni bussava alle porte del cinema era o no una brava atrice. Rifiutato da molte dive delle Mecca del cinema, il copione era finito sulle ginocchia di Sharon che non aveva perso l’occasione. Famosa nell’ambiente del cinema non certo per le sue qualità di attrice, Sharon scarpinavada anni dietro la porta di produttori e di registi famosi in cerca di una particina. Il giudizio era unanime: “Quando quella ragazza entra nell’ufficio di un produttore non esce mai a mani vuote”. Quando uscì con Basic Instint fece il colpo grosso.Un film, una carriere che è nata e finita lì, perché i registi, pur apprezzando molte sue qualità di seduttrice da sofà, non le hanno più offerto cose meritevoli. Ora ha vinto il premio Pernacchia, non sarà l’Oscar, ma almeno la giuria è la stessa.
IL SALOTTO BUONO DI SILVIO
Era stato zitto dall’inizio della legislatura .Dopo la sconfitta elettorale, Silvio Berlusconi aveva scelto il silenzio, fino a ieri sera, quando è ricomparso all’improvviso nel salotto buono della politica, a Otto e mezzo ospite invidiatissimo di Giuliano Ferrara. Chiuso l’incidente domestico con Veronica e scontate le contumelie di Diliberto, aveva deciso di non rispondere pubblicamente, solo battute, commenti di sfuggita, ma senza proporsi. Tanto per mettere in pratica il famoso dubbio di Nanni Moretti: “ Mi si vede di più se non ci sono?”. Ed è stato un ritorno al passato quel parlare di politica senza asprezze, senza contumelie, garbato, anche spiritoso da bar ben frequentato. Berlusconi che parla dei 12 punti dell’Unione, del rispetto di Napolitano, dei numeri che mancano alla maggioranza, dei rischi dell’alleanza con la sinistra estrema. Per una sera niente invettive, niente demonizzazioni, ma un civile parlare ad un paese che sembra ormai un Grande fratello globale, vociante e teppista. Ma è durato poco, giusto il tempo di una trasmissione. Poi è bastato passare nel salotto di Daria Bignardi e nelle sue Invasioni barbariche per ritrovare il livore della politica di sempre. E’ bastato dare il microfono a Niki Vendola per ritrovare il Berlusconi antagonista e quello che i suoi avversari pensano di lui. La cattiveria di Giuliano Ferrara sembra, al confronto, un luminoso esempio di civiltà politica.
BON TON
Ci sono parole che ti consegnano alla storia. Prendiamo Cambronne: disse “ merde” ed è citato come Napoleone. Lo stesso successo l’avrà l’onorevole Franca Rame che, come un novello Fantozzi si è fatta beccare mentre dà del “ cazzone” al suo collega ,il ministro Parisi di passaggio sul video dopo l’adunata a Vicenza. Non esistono isole felici dove il galateo viene preso sul serio, ma dalla politica pretenderemmo di più e meglio, anche nel linguaggio. Invece, invettive e rutto libero, alla faccia del bon ton e del ritegno che la moglie di un premio Nobel dovrebbe condividere con il marito insieme ai miliardi che, in molti, ritengono non meritati. Ma per l’onorevole bionda dalle molte vite politiche, non poteva mancare un secondo atto: mentre lo scoop della dentiera nuova sfanculava il solito Parisi, ormai avvolto nel ridicolo come in un tricolore, la gentildonna se la prendeva con un suo collega della sinistra Piero Fassino, urlando al video: “bugiardi, bugiardi”. Lei, che con loro è stata eletta e per loro sta in Parlamento, questo pensa del suo Governo. Da ex soubrette assurta poi per meriti coniugali ai fasti dell’arte, la sora Franca eletta dapprima con i voti dell’Italia dei Valori di Di Pietro, non è nuova a performance di questo genere. In un Social Forum a Firenze chiamò terrorista Oriana Fallaci, andò da Michele Santoro a misurare il consumo della carta igienica in Parlamento, esternò a lungo contro Berlusconi, fino a dichiarare di aver accettato la nomina politica solo per vedere com’è uno come Cimoli liquidato in miliardi. Nel gioco delle parti, c’è addirittura un copione con le battute prevedibili e scontate. E la Rame, da attrice consumata, lo dovrebbe conoscere. Le dicono quei personaggi che si vantano di essere così democratici, ma così democratici da dare la domenica il dolce alla colf. Salvo poi a mettere una bandierina sulla fetta dove c’è la crema. Quella è per loro
Dunque, si chiama Assessorato alla Pace, tutto maiuscolo. Sembrerà più importante. E chi lo sapeva che a Grosseto, ridente cittadina della Maremma toscana, il problema della guerra fosse così sentito da inventarsi un assessore per la Pace? E sembra che la città ne vada molto fiera. Siamo all'avanguardi, hanno pensato in parecchi, si discute tanto della guerra in Irak, fra poco riparleranno del rifinanziamento della missione in Afghanistan , ma a noi chi pensa? Metti che scoppia il vecchio campanilismo fra Grosseto e Siena;metti che a qualcuno scappa di dire " meglio un morto in casa che un pisano all'uscio; o se i livornesi rivolessero indietro la statua di quel Medici con le palle che sta in piazza, e se la genre di Santa Fiora si accorgesse che gli freghiamo l'acqua dalle loro sorgenti, che succederebbe?E noi così siamo già attrezzati. Intanto fuori del Comune abbiamo messo fra la bandiera italiana e quella europea, la bandiera arcobaleno della Pace, chi vuol capire, capisce. Il sindaco non ce la vuole? La tolga, se ci riesce. Rifondazione Comunista che ha trovato una sistemazione al suo assessore più giovane, annuisce. L' Assessorato alla pace è mio e me lo gestisco io. C'è un altro angolo di questo provinciale Paese pieno di risorse che ha avuto un'idea così geniale? A proposito: a Grosseto c'è un importante aereoporto militare usato in molte missioni all'estero. Da qui partì anche quella sciagurata spedizione umanitaria a Kindù. Sappiamo come finì: i piloti di quegli aerei vennero cucinati e mangiati dai locali. Si sa per caso se qualcuno vorrebbe allargare quella base? Magari di poco, una pista piccola, un giardinetto, una aiuola. Pensa quanto lavoro in più per l'assessore alla pace e quante marce da organizzare. Altro che VicenzapACEp
Erano stati zitti su tutto. Passi il matrimonio misto fra l'attore più amato di Hollywood Robert De Niro e una miss di colore, passi anche un candidato afroamericano alla Casa Bianca, ma quando le statistiche hanno annunciato all'America che avevano perso il record dei più alti del mondo, non ci hanno visto più dalla rabbia.Ma di chi era la colpa di quei centimetri persi? Non certo dei negri che sono stanghe, nemmeno del popolo degli obesi, allora, dove guardare? Ed ecco il sospetto: vuoi vedere che siamo diventati più bassi per colpa di Jennifer Lopez e di tutti quei latinos che, come lei, sono calati con i loro culi sotto le ascelle mischiandosi agli spilungoni wasp? Detto fatto: è bastato il dubbio che già i cavalieri dell' orgoglio bianco erano in sella. Perchè nelle regioni più razziste come la Georgia e la Virginia sono ricomparsi i fantasmi della famigerata setta del Klu Klux Klan.In sella ai loro cavalli come razzismo,americai tempi di Via col vento, a cavalcare in cerca di latinos da castigare.Qualche croce incendiata tanto per provare il brivido dei tempi gloriosi, ma per ora niente vittime. Quanti siano questi cavalieri non si sa ancora,ma i loro klavern, i loro capitoli fanno proseliti. E ritorna ad affacciarsi anche il sospetto che sfregia l'immagine dell'icona dei neri d'America: Martin Luther King era o no un agente segreto al soldo dell'Unione Sovietica? Oltre ai muri alla frontiera tra il Messico e gli Stati uniti, anche la maldicenza e la paura possono essere usati come un freno all'invasione ispanica.
Passi per la marcia dei settantamila, più o meno, per dire no all'allargamento della base di Vicenza. Passi per la partecipazione di alcuni pezzi del Governo che manifesteranno, anche se è inaccettabile quella loro partecipazione contro ,se stessi. Passi anche per l'avviso che, dagli Usa, arriva ai loro connazionali in Italia: State lontano da Vicenza e dai Casarini. MA quello che è duro da mandar giù è il ritorno delle Brigate Rosse. Soprattutto là dove si legge che il terrorismo, vecchio e nuovo, si è mischiato ai sindacalisti della Cgl. I nipotini di Curcio trent'anni dopo? Non sembra possibile. Eppure lo abbiamo letto sui giornali. E chi ha fatto le indagini non è un giudice da poco. La rossa Ilda Boccassini è qualcuno. Allora quella diffidenza che ha spinto fino ad oggi gli americani a non accettare che lavorassero nella base di Vicenza italiani iscritti alla Cgl, era in qualche modo motivata. Ancora compagni che sbagliano?O sono gli americani che a pensar male fanno peccato, ma spesso ci indovinano.
La guerra fredda tra l’America l’Unione Sovietica non è mai finita. Semmai si è nascosta, come quei fiumi carsici che, ad un tratto, ricompaiono in superfice. A farcelo pensare non sono le minacce di Putin all’eterno nemico d’oltre Atlantico e alla sua politica , ma una notizia che viene da Vicenza e che ci riporta indietro nel tempo. Fra le tante polemiche, viene fuori che i dipendenti italiani impiegati nella contestasissima base Usa, non possono iscriversi alla Cgl, sindacato storico della sinistra. Troppo “ rosso”, troppo a sinistra, un divieto che poteva andare bene quando i partiti comunisti europei dovevano allinearsi alla casa madre Urss per fronteggiare il nemico americano.Anzi, in quegli anni, tutti gli iscritti al sindacato simpatizzante con Mosca, dovevano collaborare per sabotare e spiare il nemico Usa Il divieto di iscriversi alla Cgl era nato secondo questa logica di “muro contro muro”, ma oggi che senso ha? L’Urss non c’è più e Vicenza è la città di un paese democratico. Allora che cosa frena gli americani dal togliere il divieto sindacale? Temono le intemperanze dei Caruso, Cento e Pecoraro Scanio? Non si fidano troppo di politici che chiedono meno film americani e boicottano Fonzie? Vedono un pericolo nei girotondi di ceri giovanotti con la kefia che dicono sempre più spesso” cara America, siamo noi italiani che ti sopportiamo e ti sdoganiamo”, anche se abbiamo una invincibile predisposizione al passato, più che all’avvenire. Insomma, tutti quelli che, ancora incerti tra essere borghesi soddisfatti o comunisti incazzati, su una cosa sono d.accordo con Vasco Rossi: bevi la Coca Cola che ti fa bene.
Nemmeno Sanremo si salva: il Festival del Viagra, e mai definizione fu esatta. Mentre i " vecchi" languiscono nelle famiglie italiane e fanno la gioia delle badanti, c'è un gerontocomio di lusso che impazza nella politica e nel mondo della finanza. Non li schioda nessuno dalle poltrone: gente che c'era al tempo di Alcide De Gasperi, nome che nemmeno la settimana enigmistica ricorda più, e ci sono ancora, immobili come mammut mai estinti. Meritano rispetto, certo, hanno fatto la nostra storia, ma forse un ricambio generazionale non farebbe male. I vecchi sono tanti, intralciano le carriere, creano baronati infiniti, strozzano l' Inps, impediscono ai giovani di fare un passo avanti: solo nelle canzoni risultano simpatici. Zero li ha resi commoventi, Baglioni vorrebbe portarli tutti al mare. La Repubblica dei nonni resiste: Napolitano c'era quando Mussolini c'era, così giovanotti come Marini, Bertinotti, e giù per li rami del Parlamento, è tutto un gerontocomio illustre. Ora qualcuno si è accorto del problema e ha proposto un patto generazionale che potrebbe portare un po' di ossigeno nella file dei giovani senza potere. Un imprenditore, ex politico Luca Josi, ha deciso di siglare un Patto nel quale sottoscrivere l'impegno a lasciare o non accettare ruoli di leadership istituzionale una volta raggiunti i 60 anni. Gli ultrassessantenni non andrebbero all'ospizio, ma continuerebbero a offrire il proprio apporto e la propria esperienza in altre forme , diventerebbero numeri due senza disperdere energie e preparazione. Per ora ha raccolto una cinquantina di adesioni, tutte illustri: fra i firmatari, Matteo Marzotto, Giorgio Gori, Daniele Capezzone, Marco Follini , Maria Latella, Gad Lerner, Flippo Facci e via elencando. Può funzionare? Forse. Ma Sandro Curzi, di fronte alla proposta del patto generazionale, vorrebbe avere i capelli solo per strapparseli di nuovo.
Newsweek rivela gli esiti di un sondaggio che andrebbe fatto anche dalle nostre parti. Le cifre: 77 americani su cento di fronte alle reginette incontrastate del trash made in Usa come Paris Hilton, giudice il loro comportamento " un male che influenza le scelte delle ragazzine americane".Il titolo dell'inchiesta è eloquente: Grazie a questi modelli negativi stiamo crescendo una generazione di baby prostitute. Più pericolosa di una droga questa Paris dipendenza e i risultati non promettono bene: l'età del primo rapporto sessuale viene anticipato di molto incrementando le gravidanze non desiderate fra le giovanissime. E la domanda che tutti vorrebbero rivogere a Paris e alle ragazze cattive come lei è: possibile che non sappiate uscire da un'automobile senza mostrare le vostre parti intime, perfettamente rasate e senza mutande?Non sappiamo come Paris risponderebbe, ma potremmo rivolgere lo stesso quesito a tutte le cattive ragazze che ballettano sul video. Veline, professorine, meteorine, sorelline del grande Fratello, corteggiatrici, troniste, pupe con o senza secchioni : il look della provocazione impazza su ogni rete e ad ogni ora. Non c'è scampo. Rivestiamoci un po', la bonifica della mala televisione potrebbe cominciare da lì. Tante volte il buongusto ha bisogno di qualche bottone in più.
Non dobbiamo meravigliarci troppo se, fra una barzelletta e le corna sulla testa di Aznar durante un incontro internazionale, Silvio Berlusconi, dopo essersi incazzato come una biscia con la moglie Veronica, si è piegato a scriverle una lettera di scuse con baci finali. Nel Parlamento, tra ex terroiristi, bombaroli mai pentiti, travestiti, gay e varia umanità, ci sono anche mogli tradite e amanti non più in carica. Come in una commedia degli equivoci che si rispetti, le porte si aprono e voila, ecco il potente di turno del quale sai vita, coca e miracoli,. Come stare sempre a tu per tu con Vespa nella sua piazza mediatica dei miracoli. E' la politica bellezza che in Italia è più che mai spettacolo, e meno seria che altrove: infatti, chi dimentica il risotto di D'Alema in diretta, la crostata dell'Ulivo, tanto per restare a sinistra, gli occhiali rossi di Maroni, gli sputacchi di Bossi, il braccio a ombrello dei forzisti dopo il decreto che ha messo in mutande il Governo, la pipì discriminante di Luxuria , la Gardini autorevole icona della destra televisiva che non sa rispondere alle jene, la Carfagna che la lascia solo immaginare ai colleghi della politica , e, come se non bastasse, ecco l'ultima pensata di Prodi che ha chiesto per il Senato bagni più vicini all'aula delle votazioni, in modo da rendere più breve il tragitto bagno- aula ai cinque senatori con il pannolone. Cosa non si fa per tenere in piedi il Governo. E noi stiamo a guardare anche il replay.