IL SALOTTO BUONO DI SILVIO
Era stato zitto dall’inizio della legislatura .Dopo la sconfitta elettorale, Silvio Berlusconi aveva scelto il silenzio, fino a ieri sera, quando è ricomparso all’improvviso nel salotto buono della politica, a Otto e mezzo ospite invidiatissimo di Giuliano Ferrara. Chiuso l’incidente domestico con Veronica e scontate le contumelie di Diliberto, aveva deciso di non rispondere pubblicamente, solo battute, commenti di sfuggita, ma senza proporsi. Tanto per mettere in pratica il famoso dubbio di Nanni Moretti: “ Mi si vede di più se non ci sono?”. Ed è stato un ritorno al passato quel parlare di politica senza asprezze, senza contumelie, garbato, anche spiritoso da bar ben frequentato. Berlusconi che parla dei 12 punti dell’Unione, del rispetto di Napolitano, dei numeri che mancano alla maggioranza, dei rischi dell’alleanza con la sinistra estrema. Per una sera niente invettive, niente demonizzazioni, ma un civile parlare ad un paese che sembra ormai un Grande fratello globale, vociante e teppista. Ma è durato poco, giusto il tempo di una trasmissione. Poi è bastato passare nel salotto di Daria Bignardi e nelle sue Invasioni barbariche per ritrovare il livore della politica di sempre. E’ bastato dare il microfono a Niki Vendola per ritrovare il Berlusconi antagonista e quello che i suoi avversari pensano di lui. La cattiveria di Giuliano Ferrara sembra, al confronto, un luminoso esempio di civiltà politica.
Finalmente una buona notizia: per almeno due anni non avremo più Nanni Moretti tra i piedi. Il regista più scontroso del cinema italiano, ha finalmente accettato di dirigere il "democratico" e "pluralista" Torino Film Festival, così dovrà rinunciare, in un colpo solo, al cinema e ai girotondi. L'ultimo combattente del cinema di sinistra, dopo il Caimano, si ferma: " mi si vede di più se ci sono o se non ci sono?", questo uno dei suoi tanti interrogativi che avranno finalmente una risposta. L'altro, invece, rimarrà insoluto: il comunismo ha perduto la memoria storica di sè? Aveva provato a rispondersi con Palombella rossa, ma niente da fare. Poi aveva svoltato verso un cinema meno ideologico, più vicino al pubblico smemorato delle platee di oggi: La stanza del figlio, come un Muccini sentimentale, senza risposte da dare. Quel bagno di lacrime aveva fatto pensare che Nanni avesse rinfoderato la tessera per una deriva commerciale, senza rovelli. Invece no, ed ecco il doppio salto mortale indietro, Il caimano, due furbate in un film solo. Senza il riferimento a Berlusconi, il convitato di pietra del film, sarebbe stato una morettata insipida, senza dubbi. Ed ecco il film nel film, paghi uno e prendi due, soprattutto al botteghino. In un colpo solo Moretti aveva recuperato tutta la sua forza di rompiballe politico attaccando il più odiato nemico del popolo della sinistra ed era andato diritto alla cassa. Non senza aver fatto arrabbiare, ma poco, i suoi compagni di girotondo. La sinistra si era chiesta che cosa significasse quel finale, quella molotov che infiamma il primo piano del caimano Berlusconi. Sarà stato il segnale per la rivoluzione? O era invece un dire: basta , la politica mi ha deluso, abbandono. Buona la seconda.