FESTIVAL E DINTORNI
Leggendo le cronache sul Festival di Sanremo pare che Milva sia davvero una compagna della prima ora. Mamma mia che forza politica nel dire “ sono rossa dentro e fuori, nel cuore ho falce e martello”, bandiera rossa trionferà tralallero trallalà. Riferiva il cronista che la pantera di Goro se l’era presa con Cornacchine “vergognoso”, perché aveva dato una mano a “quello là” che poi era Berlusconi. Ma come , signora Biolcati, dai del tu a Brecht e non capisci che il comico prende per il culo il Cavaliere? Il suo pensiero corre invece a Oliviero(così dinostra di dare del tu anche a Di liberto) , perché la strada di Milva è lastricata di cultura. All’inizio non sembrava che quella ragazzotta con un gran vocione paesano, piovuta da Goro , avrebbe potuto fare qualcosa contro altre belve della canzone: Mina, per esempio, la tigre di Cremona e Iva Zanicchi, l’aquila di Ligonchio. Nessuno al suo primo Sanremo le dette retta: quelli più snob la derisero quando si presentò in conferenza stampa con ai piedi le babbucce argentate. In seguito, per lei parlò un signore attempato e con i baffi, Maurizio Corgnati, un marito pigmalione campagnolo che l’amava anche per quella sua ignoranza così manifesta. La sinistra di casa era lui , ma il cuore di Milva, allora poco sensibile alla politica, si perse dietro un attore Mario Piave senza arte né parte. Un amore borghese, di una moglie che non ha letto Madame Bovary e che dal suo autore si farebbe raccontare solo come va a finire. La cultura e Milva, due strade parallele che non si sono mai incontrate se non per interposta persona: i tanghi di Astor Piazzola, Brecht nell’impaziente maestria di Giorgio Streheler che, dalla platea del Piccolo di Milano inveiva contro quella gran massa di capelli rossi e, glielo urlava dietro facendola piangere, sotto niente. Così fino ad oggi, con il vocione, un po’ Vanna Marchi e un po’ Moira Orfei, e tanto comunismo rivendicato come ad un Festival dell’Unità. E s’intenerisce, si commuove, perché Diliberto la fa trepidare. E pensare che, sempre molto borghesemente, tanti anni fa pensò al suicidio solo perché non le fecero cantare La Cumparsita.