martedì, 06 marzo 2007

CARO LUCA

 

Un’altra lettera e un’altra moglie, ex in questo caso, che scrive al carissimo Luca come Veronica aveva scritto, sputtanandolo, al caro Silvio (Berlusconi). Lei è Sandra Monteleoni un bell’esempio di razza padrona nel panorama vippaiolo romano. Lui è l’ex bello della Confindustria e della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo. Un Briatore elegante, magro, con i capelli lunghi e il profilo svettante, ex di tante bellezze cinematografiche: la più nota,  Edvige Feneck, allora Giovannona Coscialunga. La lettera è stata spedita ad un settimanale che conta i respiri della Gregoraci e i sussulti di ogni velina e racconta “quando vestivamo alla marinara”, lui giovanotto scapocchione di bella famiglia e lei adolescente da tempo delle mele, ma con miraggi meno sentimentali. Storia d’amore e di famiglie, quanto eri ganzo tu, quanto ero carina io, fino all’età del matrimonio, di un figlio. Ricordi carini, affettuosi, la prima mansardina affacciata sui tetti, ma alla Feneck la storia d’amore fruttò, secondo i pettegoli, una villa a Capri. Sullo sfondo della storia d’amore, le parentele potenti, gli Agnelli di lui e quelli meno famosi di lei. Come eravamo: un idillio, una storia degna di una fiction, il successo, altri amori per tutti e due. Addio, ma senza rancore. La lettera finisce con una domanda: che cosa ci faceva una lettera della Muti nella tua macchina? Restiamo in attesa della risposta di lui, prima che un colossale “ma chi se ne frega”ci ridia il sonno.

postato da: giorginabaldi alle ore 07:39 | link | commenti (3)
categorie: cinema, giornali, affari, mondanitĂ 
lunedì, 26 febbraio 2007

PREMIO PERNACCHIA

 

Sharon Stone,considerata, a torto o a ragione la regina del sesso di Hollywood, si è aggiudicata il contrario dell’Oscar: ossia il premio Pernacchia che ogni anno una giuria di esperti assegna al film più brutto dell’anno. La bella Sharon se lo è aggiudicato con il seguito del film che, nel 1992 le diede il successo: Basic Instint. Dopo quella scena di accavallamento di gambe con sotto niente, nessuno si chiese più se la bionda ragazza che da anni bussava alle porte del cinema era o no una brava atrice. Rifiutato da molte dive delle Mecca del cinema, il copione era finito sulle ginocchia di Sharon che non aveva perso l’occasione. Famosa nell’ambiente del cinema non certo per le sue qualità di attrice, Sharon scarpinavada anni dietro la porta di produttori e di registi famosi in cerca di una particina. Il giudizio era unanime: “Quando quella ragazza entra nell’ufficio di un produttore non esce mai a mani vuote”. Quando uscì con Basic Instint fece il colpo grosso.Un film, una carriere che è nata e finita lì, perché i registi, pur apprezzando molte sue qualità di seduttrice da sofà, non le hanno più offerto cose meritevoli. Ora ha vinto il premio Pernacchia, non sarà l’Oscar, ma almeno la giuria è la stessa.

 

postato da: giorginabaldi alle ore 06:05 | link | commenti (2)
categorie: cinema, oscar, hollywood, stone
sabato, 20 gennaio 2007

APOCALYPTO

Si rifà viva anche la censura: non quella odiosa che tagliava i fotogrammi al burro di Ultimo tango a Parigi. Oggi viene richiesta a gran voce la censura "buona" per oscurare, ai più giovani, la violenza di Apocalypto, il film di Mel Gibson sulla civiltà maya. E' giusto, non è giusto? Apocalypto è sicuramente un grande film barbaro, una barbarie moderna per raccontare la crudeltà assoluta di una civiltà scomparsa. Un cuore strappato dal petto della vittima, gole tagliate, teste mozzate, tapiri che mangiano volti di prigionieri, sevizie varie, sacrifici umani, bambini infilzati. Tanti uomini nudi con le pudenda al vento, tatuati, dipinti. ingioiellati, truccati come la maggioranza dei ragazzi di oggi, allo stadio o di passaggio per la televisione di Maria De Filippi. Guerrieri metropolitani coatti, portatori di una fisicità attuale e continuamente esibita. Quasi un richiamare l'attenzione dello spettatore sull'uso terribile che si  fa  del nostro corpo , della violenza che si nasconde nel metterlo continuamente in mostra. Questa rapresentazione del corpo antico e nuovo dell'uomo, e dell'uso che ne fa non solo l'arte, ma la rappresentazione quotidiana della moda e della pubblicità,  non è l'unico merito nel film di Gibson: spazza via, violentemente, il mito, tanto caro all'illuminismo, del buon selvaggio opposto al mito storiografico degli spagnoli colonizzatori sempre cattivi e crudeli. Perchè la violenza rappresentata dal regista è nulla se la confrontiamo con quella che deve essere stata esercitata nelle  civiltà precristiane come Incas, Maya e Aztechi. Quando i conquistadores di Cortes, poco più di cinquecento uomini, male armati, sbarcano in territorio azteco, si trovano di fronte sacerdoti impiastricciati di sangue e di fango che strappano il cuore a prigionieri, uomini e bambini non importa, e che celebrano pasti cannibalici. Gli spagnoli restano annichiliti da quel mare di sangue , disgustati dai sacrifici umani e ne chiedono la fine. Non saranno ascoltati, ma saranno gli stessi indigeni, artefici e vittime di una religione crudele, ad aiutare gli spagnoli a salvarli dalla loro stessa violenza. Allora, disobbediamo alla censura e al Tar e andiamo a vedere Apocalypto, anche per superare quell'irritante forma di razzismo alla rovescia secondo cui noi occidentali, in quanto cattivi, siamo destinati a soccombere. Il film è anche  una metafora crudele sul futuro dell'umanità, messo in pericolo dal nostro disprezzo  arrogante verso il delicato ambiente naturale in cui viviamo.E dai Maya fino a noi, arriverebbe un messaggio per l'intera umanità: state attenti a un'apocalisse che le macchie solari potrebbero provocare il 22 dicembre del 2012. Anche se il film di Gibson , prima del collasso ecologico, racconta la storia di un disastro politico che ha molti punti in comune con la politica mondiale. Lo studioso Will Durant ha riassunto la parabola della civiltà Maya in una citazione illuminante: "Una grande civiltà viene conquistata dall'esterno solo quando si è distrutta dall'interno". Vale anche per noi che, secondo i pessimisti, ci stiamo autodistruggendo: non ci resta che aspettare un moderno e barbaro Cortes dei giorni nostri che ci conquisti.
postato da: giorginabaldi alle ore 15:21 | link | commenti (1)
categorie: cinema, maya, apocalypto, mel gibson
giovedì, 18 gennaio 2007

FONZIE O MORETTI?

Era stato Nanni Moretti, il padre di tutti i girotondi a dire che non ti potevi aspettare nulla da una sinistra che è cresciuta guardando il telefilm Happy Days. Con una trentina d'anni di ritardo, Fonzie, che di quei telefilm era il protagonista assoluto, ha risposto in una intervista, spazzando via tutti i dubbi sulla superficialità del personaggio e della sua generazione. "Ho sempre appoggiato Billy Clinton e non approvo la politica di Bush", ha detto Fonzie Fonzarelli, all'anagrafe Henry Winkler," alle convention di Happy Days si manifestava contro la segregazione degli afroamericani e a favore dei portatori di handycap.Sono un uomo di pace, amo il mio paese". Michele Serra, scende in campo su Repubblica, ma  non si schiera: " Di Fonzie, che ci pareva soprattutto un divertentissimo cazzaro, veniamo a sapere solamente in extremis che era ed è impegnato politicamente". Non si sbilancia nemmeno su Nanni Moretti:" Stare sia con Fonzie sia con Moretti non significa dare il classico colpo al cerchio e alla botte. Lo stesso nanni Moretti ha dato molteplici prove di conoscere e amare diversi aspetti della cultura di massa(..) e il cast di Ecce Bombo,quasi al completo, se l'Italia fosse l'America, sarebbe stato l'eccellente protagonista di una serie di telefilm indimenticabili". Ma l'Italia non è l 'America e Moretti non sarà mai  Ron Howard, il lentigginoso allievo di Fonzie in Happy Days, e, da grande, regista da Oscar. 
postato da: giorginabaldi alle ore 08:18 | link | commenti (2)
categorie: cinema, happy days, moretti, serra, fonzie, winkler
domenica, 14 gennaio 2007

LA TIGRE E LA NEVE

Senza Dante, Roberto Benigni è un flop. Il suo ultimo film. La tigre e la neve, uscito in questi giorni in America è stato spernacchiato da pubblico e critica. Per il comico toscano,sembrano ormai lontano i tempi del successo e di quel "Roberto!" lanciato da Sofia Loren chiamandolo per ritirare l'Oscar guadagnato per La vita è bella. Allora in molti pensammo che non era meritato, che quel film era ridicolo prima ancora di essere una favola dolciastra sulla tragedia dell'Olocausto. Ma Hollywood, e non solo, fu generosa e premiò Benugni e la sua leggerezza poetica. Ora i critici hanno cambiato idea su di lui e i giudizi sono stati impietosi: il film sulla guerra in Iraq vista dal comico italiano non è piaciuto a nessuno. " Bye bye Shoah, hellò Iraq: Baghdad subisce il trattamento Benigni", scrive il Village Voice. Il film è " brutto, sconclusionato e noioso", questo è il giudizio complessivo della stampa, ma il giudizio espresso sui blog americani è ancora più micidiale:"Ul popolo iracheno non ha sofferto abbastanza? Quasi quattro anni di distruzioni, torture e caos, un'occupazione spaventosamente malgestita, e adesso una nuova infamia: servire da spalla collettiva al sovreccitato regista-attore Roberto benigni, nel suo film incredibilmente ottuso".La lista dei detrattori è lunghissima e pochi gli concedono il merito per i successi passati: "dall'epoca della sua zuccherosa fantasia sull'olocausto ," Benigni , secondo il Los Angeles Times "ha affogato la sua capacità di pathos nel ridicolo" . Il suo Pinocchio era straziante  e, sempre per lo stesso critico, con quest'ultimo film " Benigni si conferma come il più insopportabile e autoindulgente esibizionista dello schermo". E poi, la stoccata finale " C'era una volta qualcosa di eroico in quet'uomo fisicamente poco attraente che affrontava il mondo per inseguire un sogno. Ma ormai ha ceduto al peggior nemico di un attore, l'autoesaltazione. Non sembre possibile che una pellicola con il formidabile Jean Reno e con Tom Waits sia completamente da buttare, eppure "La tigre e la neve" lo è". A Benigni non resta che Dante, il suo autore preferito. Da lui  non  saprà mai come la pensa.
postato da: giorginabaldi alle ore 11:10 | link | commenti (1)
categorie: cinema, critica, dante, benigni
lunedì, 08 gennaio 2007

Se lo dice Gore Vidal, possiamo crederci:" Oggi, dove c'èra la letteratura c'è il cinema; e la lettura di qualunque genere è in declino". Lo scrittore più brillante, più prolifico d'America ha fatto centro anche se prima di lasciare Ravello, dove ha vissuto a lungoprima di tornare a Hollywood , ha presentato il suo ultimo libro di memorie, Navigando. La letteratura muore ma lui insiste, come nella vita. Ama l'America eppure non le ha mai perdonato nulla. Vanitoso, arrogante, provocatorio, in oltre trenta romanzi e altrettanti saggi, Vidal è sempre stato al centro delle polemiche a fianco di chi ha attaccato gli States e la sua politica. Un Moore rigoroso, ma che non ha mai disdegnato i salotti e i set. Fellini lo volle in una piccola parte nel film Roma. "Lei è orgoglioso di essere americano?" gli ha chiesto Fabio Fazio che lo ha ospitato nella sua trasmissione su Raitre. "Sì, ha risposto Vidal." e se qualcosa non va si può sempre agitare la Dichiarazione di Indipendenza".Ci voleva uno scrittore americano per spiegare ai critici l'inspiegabile successo del nuovo cinema italiano, alla Muccino. Tre metri sopra il cielo c'è quello che trovi in libreria : il nulla, ma con le figure.
postato da: giorginabaldi alle ore 12:32 | link | commenti (1)
categorie: cinema, letteratura, muccino, gorevidal

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Volevo diventare la Simone De Beauvoir del 2000. Poi ci ho ripensato

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