Nella lista dei cantanti che parteciperanno a Sanremo, un nome manca: quello di Luigi Tenco. Da quarant'anni parli del Festival della canzone ed ecco che il ricordo corre al cantautore genovese che, secondo le cronache, per una brutta canzone, si uccise in una stanza dell'Hotel Savoy il 27 gennaio del 1967. Quella morte ha suscitato polemiche mai sopite: quel colpo di pistola chi l'aveva sparato? E perchè il corpo era stato spostato? E Dalida, forse la sua ultima compagna, c'entrava qualcosa in quella morte?L 'anno scorso il corpo di Tenco è stato riesumato e il caso è stato archiviato come suicidio. Così Luigi Tenco, un cantante bello e sfortunato, malinconico come tanti poeti, dovrebbe essere lasciato in pace. Invece no: Pippo Baudo richiama, in un festival da gerontocomio, tanti brontosauri della nostra canzonetta e l'ombra di Branco si rifà viva, dietro le Milva, i Johnny Dorelli, Al bano. E ruba loro la scena. A riportare in primo piano la vicenda del cantante genovese è un libro , scritto due giornalisti : Giorgio Carozzi, cugino di Tenco e Renato Tortarolo. E' una biografia benevola che riporta alla ribalta i compagni d'avventura di Tenco: Lauzi, Bindi De Andrè, tutti volati via con le loro canzoni. "Ed ora che avrei mille cose da fare", il titolo del bibro, che è anche un verso della canzone più bella di Tenco, rivela anche la verità sul suo rapporto con Dalida, morta suicida, come l'autore di quella canzone: " Ho permesso a quella donna di costruire tutta questa storia, mi sono prestato al gioco perchè, da idiota, lo redevo solo un gioco". E' Tenco a scrivere la verità in una lettera indirizzata a Valeria, la sua vera compagna segreta dell'ultimo periodo della sua vita. Una rivelazione postuma, come il festival , le sue canzoni e i cantanti in gara.